Calligrafia: parole gesti segni

Lavorare Stanca, opera di Chen Li

Lavorare stanca                      

inchiostro, carta                 
10x30 cm
© Chen Li
1997

Primi lavori

Dettagli: Serie di opere di calligrafia formale e informale, dove il segno e la parola sono protagonisti.

Calligrafia / Parole / Gesti il segno raggiunge il suo apice di espressività e di bellezza con ogni strumento. La sua versatilità e la grande varietà di carte esistenti mi ha permesso di lavorare per oltre dieci anni, dal 1994 al 2004 solo su carta. Si tratta di una serie di lavori dedicati alla poesia, al segno, alla vita.  


Blazing in Gold, opera di Chen Li

"Blazing in Gold",70x50 cm, Chen Li 2005

Infinito, opera di Chen Li

"Infinito", 70x50 cm, Chen Li 2005

La felicità, opera di Chen Li

"La felicità", 70x50 cm, Chen Li 2005 

Red, opera di Chen Li

"Rosso" 2005

Il dono, opera di Chen Li

"Il dono", 2006

La felicità, opera di Chen Li

"La felicità", 2006

L'enigma di Borges, opera di Chen Li

"Borges-enigma" 2003

Fluttuante, omaggio alla poesia cinese di Lu Ji, opera di Chen Li

"Fluttuante", 2005

Vento Cardinale, opera di Chen Li

"Vento Cardinale" 2007

"La felicità", 70x50 cm, Chen Li 2005, inchiostro su carta Magnani di Pescia, UniCredit collection

La grande tradizione della scrittura orientale trova in Chen Li un'interprete contemporanea di grande spessore, capace di porre in relazione parola e immagine, sino a trasformare la prima in un puro segno, in estensione emotiva del gesto. Non a caso, Chen Li si ispira a tre grandi poeti della tradizione occidentale, serrando ulteriormente l'idea di dialogo, di confronto tra culture e modi espressivi differenti che trovano nell'espressione artistica il loro naturale luogo di apparizione. Nelle carte di Chen Li la sapienza tecnica, il controllo del gesto e dello spazio vanno di pari passo con la volontà di comunicazione, con un'urgenza espressiva che è testimoniata dal perdersi delle singole parole, delle singole lettere in una musicalità cromatica che le trasforma in note, in accenti del pensiero e del sentimento. Come nella celebre lirica di Leopardi, siamo di fronte a un naufragio “dolce”, e come negli splendidi versi di Borges l'arte si rivela per enigmi, coinvolgendo lo spettatore in un gioco di infinito di rimandi e di suggestioni che si compongono in una finale armonia di forme e cromie. 

Infinito, opera di Chen Li

"Infinito", 70x50 cm, Chen Li 2005, inchiostri su carta Magnani di Pescia, UniCredit Collection

Blazing in gold, opera di Chen Li

"Blazing in Gold-Ardente in oro",70x50 cm, Chen Li 2005, inchiostri su carta Magnani di Pescia, UniCredit Collection

Red, opera di Chen Li

"Rosso",100x150 cm, Chen Li 2005, acrilico su tela, collezione privata

Il dono, opera di Chen Li

"Il dono",100x150 cm, Chen Li 2007, acrilico su tela, collezione privata

Testi sui primi lavori di Chen Li

Acqueggiature

 Esistono, dice Balzac, “misteri sepolti in ogni parola umana”. Chen Li usa l’arte della calligrafia per mettere in scena lo svelarsi della parola. Per lei la tela bianca diventa una discesa nel profondo degli abissi alla ricerca di tesori sommersi e il tratto nero dell’inchiostro non è altro che l’affiorare di queste ricchezze. Per questo i suoi tratti si manifestano anche con gocce, colate, sbavature e rigagnoli: portano in sé il mondo acquatico dal quale provengono. La liquidità è il desiderio stesso del linguaggio... il linguaggio vuole scorrere. I poeti questo lo sanno molto bene. L’acqua domina il verso, e la vera poesia sorgiva esprime, senza intralci, il linguaggio continuo, ininterrotto, che rende più elastico il ritmo. [...]Le tele di Chen Li [...] in qualche modo stendono parole alla luce, all’aria... solo una volta che si sono asciugate, si può ricercarne il senso. A nostro avviso non c’è modo più piacevole (al limite dell’erotismo) che declamare i versi dei poeti usando non la lettura ad alta voce ma la voce tracciata attraverso la calligrafia, quella che parla anche agli occhi. 

Andrea Mosconi


E in questo dialogo tra le diverse posizioni sociali e culturali dell’uomo e la ricerca di una pace che conferisca stabilità e qualità all’esistenza, s’inserisce la voce dei poeti, tra questi Pablo Neruda, profondamente amato dalla pittrice cinese Chen Li. La particolare calligrafia dell’artista conferisce una suggestiva identità alla raccolta “Canto e discanto” esposta alla Libreria Fontana, in via Monte di Pietà 19/c. Si tratta di 20 poesie visive dedicate a Valerio Magrelli, la cui elaborazione – rileva Andrea Mosconi – mette “in scena lo svelarsi della parola” e, con sapiente misura, Chen Li utilizza il segno per fissare l’intensità dei sentimenti dello scrittore: “E’ il cimitero del pensiero/ che si raccoglie tra le mie mani”.

Angelo Mistrangelo, La Stampa, giovedì 24 aprile 2003


 [...] Sono composizioni che sembrano fatte d’acqua, macchie di colore. Parole, versi poetici che giocano con l’inchiostro e con il segno usati per vergarli. Più sono semplici, essenziali, più sono meravigliosi. A volte le lettere sembrano svanire, sciolte dall’umidità. E’ come se gli sguardi le consumassero. Come se gli occhi le prendessero e portassero via, lasciando lacrime al loro posto.
Gian Luca FavettoLa Repubblica, martedì 22 aprile 2003 


[...] 
Esprimere se stessi e i propri pensieri, raccontare le proprie storie, e quelle altrui, confrontarsi, crescere. L’uomo, ergo, parla. E scrive; in un gesto privato, che oggi riferisce di liste della spesa, di auguri di Natale, di richieste burocratiche, di compiti in classe. O ancora più privato, quando racconta storie, affabula se stesso o un lettore immaginario, che in alcuni casi diventerà reale, anche se assolutamente ignoto. Ma chi oggi scrive a mano la propria storia? Non i poeti, non i romanzieri, professionisti del racconto. A loro il compito di inventare, ad altri quello di rendere il testo fruibile dal lettore: oggetto, prodotto, consumo. Scompare chi racconta a voce le sue storie interiori, come è scomparso chi le scrive facendo entrare in esse la propria impronta, la propria traccia, nella stesura del codice alfabeto del suo linguaggio.Quale ruolo spetta, dunque, oggi alla scrittura, e quale alla calligrafia, la sua veste più complessa e legata alla manualità e alla soggettività dell’autore, nonché a dichiarati valori estetici?È una domanda la cui risposta può essere suggerita dai lavori grafici e pittorici dell’artista cinese Chen Li. Dall’osservazione attenta e diretta della sua personale ricerca espressiva emergono numerosi spunti di riflessione: tra tutti sicuramente il legame strettissimo tra segno e disegno, tra la componente grafica dell’alfabeto e il suo carattere iconografico.Il linguaggio nelle opere di Chen Li non subisce trasformazioni o deformazioni, ma si presta ad evocare tutte le sue più intime caratteristiche, attraverso il coinvolgimento diretto dell’artista, del proprio potenziale creativo e della capacità di rendere visibile l’energia presente nelle convenzioni grafiche del segno letterario. Un segno che si scioglie nella liquidità della materia cromatica da cui necessariamente prende vita, diviene acqua e fluido, così come acquista pastosità e tridimensionalità nel momento in cui la linea sinuosa di lettere e parole si incarna in colle ed acrilici. Si rende espressione di un pensiero noto, trama leggibile di una storia scritta da altri e liberamente resa immagine dalla mano dell’artista, eppure contemporaneamente sfugge alla richiesta di comprensione, di lettura immediata, dell’osservatore: si fa linea, curva, segmento spezzato, sovrapposizione, forma, colore su colore. Si fa disegno. Dunque, che ruolo riveste la calligrafia in una cultura dalla quale essa è scomparsa dalle materie d’insegnamento? Non più quella di una fase di apprendimento della propria lingua. A danno, c’è da dire, della capacità di quella stessa cultura di leggersi e capirsi.La calligrafia, sembra dire Chen Li, ha attraversato un confine, passando dall’utilità immediata e formale a un’estetica dello sguardo e della mente, dall’universo della pratica scolastica all’arte: una dimensione in cui l’alfabeto esprime la propria energia confondendosi, nascondendosi, sfuggendo o addirittura assentandosi, per poi ricomparire, o almeno farlo credere, in una sillaba, in una lettera, in un segno più chiaro degli altri, almeno secondo un codice basato sui 21 segni dell’alfabeto italiano, o sui 28 di quello europeo.Il potenziale espressivo di Chen Li si esprime, poi, lungo un’altra grande direttrice: arricchita dalla compenetrazione di due culture differenti e ricche di storia e tradizione, l’artista combina la ricerca grafica e calligrafica di matrice europea con l’antica tradizione orientale, lungo un percorso che sempre di più si allontana dalla rappresentazione dell’elemento linguistico, per approdare ad un autonomo, autentico, pittorico linguaggio espressivo.Lettere e ideogrammi, che tra le dita di Chen Li si perdono, fino a diventare nuova forma, nuova ricchezza creativa. Condivisione di segni, condivisione di linguaggi: questo è il percorso che Chen Li suggerisce, e che lei stessa ha intrapreso, dando vita a numerose collaborazioni e interventi a quattro mani in cui le opere dell’artista cinese incontrano la produzione grafica di nomi del calibro di Tino Aime e Martha Nieuwenhuijs, per inediti equilibri e soluzioni espressive ancora da definire. Un work in progress pieno di sorprese. 

Federica Tammarazio 


A vederli, sembrano mappe che, seguite con diligenza, possono condurre ad un tesoro.

Gian Luca Favetto

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